Bosnia agosto 2005
Ljubya
A differenza dell’estate scorsa, questa volta sono partita motivata con il mio fonendoscopio nello zaino, la piletta per vedere la gola e il mio prontuario farmaceutico ecc sempre direzione Bosnia ma ad un’ora da Banja Luka cioè verso Ljubya,una cittadina metà musulmana metà ortodossa, con un gruppo di dottori di Padova che da circa 5 anni hanno messo sù un progetto chiamato “Medici per la Bosnia”che vede 3 giorni intensi di visite casa per casa,anzi meglio dire..baracca per baracca… alla gente del posto che (manco a dirlo..) è per lo più poverissima e senza alcuna assistenza sanitaria….neppure quella di base -base……!
Ero molto più preoccupata rispetto all’estate prima nel partire in realtà… sicuramente era perché sapevo che non solo mi sarei scontrata con una realtà cruda e incomprensibile ma che inoltre sarei venuta a contatto anche con la malattia di questa gente… quindi una doppia frustrazione… ma alla fine ho preso il mio zaino perché a Padova mi aspettavano per partire il giorno seguente!
Neanche a dirlo che durante il viaggio Genova –Padova mi sono andata a ripassare più cose possibili su un libro che mi ero portata dietro… ma l’ignoranza di uno”studente medio”di medicina va oltre ogni confine… e quindi arrivata a Voghera ho chiuso tutto e mi sono messa a parlare con la signora vicino a me….!!!!
Arrivata a Padova sono stata ospitata da una ragazza del progetto e poi a letto presto… cioè alle 4… c’erano troppe cose da raccontarsi e quindi…..!!!
Partenza ore 8… arrivo….22.30…..un po’ di ritardi e un po’ di strade sbagliate… ma bisogna prendere tutto con filosofia anche se posso dire in sincerità che è stato veramente “un viaggio della speranza”… nel senso che abbiamo sperato fin dalla prima dogana che non ci aprissero gli zaini …poiché erano stati fatti la sera prima “a strati”…cioè ..uno strato di maglie e uno di medicinali …un pantalone e una scatola di siringhe avvolto ecc….;fortunatamente è andata e il giorno dopo abbiamo iniziato con le visite .
Il primo giorno siamo andati al centro di questa cittadina, abbiamo conosciuto le nostre “fondamentali” traduttrici e poi ci siamo divisi in 2 gruppi cioè io e il cardiologo da una parte e le altre 2 dottoresse nell’ambulatorio … (una stanza con un lettino e una stufetta…..)!!!
Io penso che quel giorno rimarrà per sempre nella mia mente perché è stata la prima volta in cui ho realizzato e toccato con mano cosa vuol dire veramente essere poveri e soli… un binomio spaventoso e enorme di fronte al quale ti si stringe il cuore, magari ti ci arrabbi pure ma poi ..alla fine …non sai cosa fare….! è brutto dirlo ma quando ti ritrovi davanti ad un casermone senza vetri e porte e poi ci entri e vedi una sessantina di persone tra vecchi, malati mentali, gente allettata , vedove che vivono ammassati in stanze 3 metri per 3 in condizioni indescrivibili con un solo bagno …(che non voglio descriverlo ma lascio a voi il commento dalla foto…)..ti chiedi veramente:”ma cosa posso fare…? da dove si parte per aiutare ste persone…? che medicinale potrà mai risollevarli da questa condizione di “dimenticati dalla società..?
Sì….forse è la loro solitudine che mi ha impressionato maggiormente e che mi ha riportato per un attimo alla nostra realtà Italiana e ho pensato che forse anche in Italia potrebbe sorgere un posto del genere..se fossimo più poveri …perché “le mele marce”della società ci sono anche da noi…e quindi potremmo farne un bel mucchio e metterli in un ospizio tutti insieme….intanto NON SERVONO PIù A NULLA,SONO SOLO FONTE DI FASTIDIO E SPESA CHE PESA SUL BILANCIO….!!!!!!Forse esagero ma non mi sembra di molto……
COMUNQUE…..riprendendo il discorso…..quella mattina abbiamo visitato + gente possibile e a tutti abbiamo lasciato comunque qualche medicinale o qualche vitamina placebo… non tanto perché volessimo far vedere che potevamo curare tutti e tutto ma solo per far sentire la nostra presenza … dato che comunque lì non viene nessuno a trovarli quindi….!!
Le persone mi sembravano contente di vederci e noi avevamo una grande voglia di fare….!
Usciti da questa “CASA DEI SOLI”…(così ci è stato tradotto dalla nostra amica …..) io ero sconvolta con gli occhi lucidi e ho fatto una domanda che forse avrei fatto meglio a non fare…cioè ho chiesto di cosa viveva sta gente e dove cucinavano perché non avevo visto nessuna parvenza di cucina… e lei mi ha risposto che a volte viene la Caritas a dar qualcosa ma… poi si è interrotta e ha abbassato gli occhi… . Dopo non mi sono + permessa di far alcun tipo di domanda.
Al ritorno a casa però mi sono consolata davanti ad un bel piatto di paella fatta dal figlio di Zekia, la signora musulmana che ci ospitava…e quindi grande abbuffata e poi a nanna veramente stasera….e anche presto….!
Il mattino dopo ci siamo spostati e siamo andati ad Hambarine,una cittadina più piccola sempre nelle vicinanze con i nostri soliti 5 scatoloni di farmaci nel bagagliaio..!
Anche qui siamo andati a fare il giro delle case per visite ma la mia impressione è stata completamente diversa dalla giornata precedente… nel senso che è stata la gente del posto ad avere un atteggiamento diverso e anche, se posso permettermi, un po’ strafottente e maleducato nei nostri confronti… il nostro ruolo e il nostro impegno non è stato capito a fondo secondo me da queste persone le quali fin dalla prima famiglia, hanno cominciato ad irrigidirsi se non gli davamo i farmaci esatti da loro “richiesti” oppure se non gli lasciavamo dei soldi… insomma… io capisco he la miseria non guarda in faccia niente e che noi siamo ai loro occhi ,”ricchi Italiani” ma la gentilezza e l’educazione non hanno conto in banca che tenga……!!!!
Insomma una esperienza questa con i medici, profonda, toccante, a volte dai sentimenti contradditori ma alla fine penso. ..utile…per me e per loro ….quindi chi parte con me al prossimo viaggio….?????
Luana